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OneDrive non è un backup: perché la sincronizzazione non protegge i dati

5 min di lettura

in breve

No, OneDrive non è un backup. È un servizio di sincronizzazione: replica in tempo reale ciò che accade sul computer, comprese le cancellazioni e le cifrature di un ransomware. Un backup vero conserva copie separate, in più versioni nel tempo, non raggiungibili dal computer di origine. Servono entrambe le cose, e svolgono lavori diversi.

È la conversazione che si ripete più spesso durante un audit. «I dati sono al sicuro, abbiamo OneDrive.» Poi si guarda com'è configurato e si scopre che l'azienda non ha nessuna copia di sicurezza: ha una copia sincronizzata, che è una cosa diversa e protegge da un solo tipo di problema.

La distinzione non è una sottigliezza da tecnici. Determina se, il giorno in cui qualcosa va storto, l'attività riparte in due ore o in due settimane.

Che differenza c'è fra sincronizzazione e backup?

La sincronizzazione ha un obiettivo: fare in modo che il contenuto di una cartella sia identico in più posti. Se modifichi un file sul portatile, la modifica arriva sul cloud e da lì sul fisso. È comodissima e risolve il problema di avere i file ovunque.

Ma proprio perché il suo scopo è rendere le copie identiche, la sincronizzazione propaga anche gli eventi che non vorresti: una cancellazione, una sovrascrittura sbagliata, la cifratura di un ransomware. In pochi secondi il danno è ovunque.

Il backup ha l'obiettivo opposto: conservare com'erano i dati in momenti precedenti, e tenerli fuori dalla portata di ciò che sta accadendo adesso sul computer.

Sincronizzazione (OneDrive, Drive, Dropbox)Backup
ScopoAvere gli stessi file ovunquePoter tornare a com'erano prima
Cancellazione di un fileSi propaga a tutte le copieLa versione precedente resta
RansomwareCifra anche la copia nel cloudLe copie precedenti restano leggibili
StoricoLimitato, spesso 30 giorniDefinito da te: mesi o anni
Raggiungibile dal PC infettoSì, è una cartella montataNo, se configurato correttamente

Cosa succede davvero con un ransomware

Un ransomware cifra i file che il computer può raggiungere. La cartella di OneDrive è una cartella locale, quindi rientra fra questi: i file vengono cifrati e il client di sincronizzazione, che sta facendo il suo lavoro, carica diligentemente le versioni cifrate nel cloud.

Microsoft offre uno storico delle versioni e un rilevamento dei danni di massa, e in diversi casi il ripristino riesce. Ma è una rete di sicurezza, non un piano: dipende dalla finestra di conservazione, dal piano sottoscritto e dal fatto che qualcuno se ne accorga in tempo. Su decine di migliaia di file, il ripristino manuale versione per versione è un lavoro di giorni.

Le tre cose che rendono un backup un backup

  1. Copie separate e versionate: non una sola copia aggiornata, ma più istantanee nel tempo, così puoi tornare a prima che il problema si verificasse.
  2. Isolamento dalla macchina di origine: la destinazione non deve essere una cartella o un disco che il computer monta e su cui può scrivere liberamente. Se il ransomware la raggiunge, la cifra.
  3. Ripristini verificati: una prova periodica in cui si riporta indietro qualcosa sul serio e si cronometra quanto ci vuole.

La regola che si cita spesso è il 3-2-1: tre copie dei dati, su due supporti diversi, di cui una fuori sede. Per una piccola azienda si traduce in qualcosa di molto concreto: i dati sui computer, un backup su un sistema locale, e una copia su un servizio cloud di backup, non di sincronizzazione.

Come si imposta in una piccola azienda

Non serve un'infrastruttura complessa. Su cinque-venti postazioni, un impianto ragionevole si costruisce così:

  1. Stabilire cosa va salvato davvero: quasi mai è «tutto». Di norma sono i documenti di lavoro, il database del gestionale, la posta e le configurazioni.
  2. Definire quanto lavoro puoi permetterti di perdere. Se rifare mezza giornata di inserimenti è accettabile, un backup ogni notte basta. Se non lo è, servono più esecuzioni al giorno.
  3. Scegliere una destinazione che il computer non possa cancellare: un NAS con credenziali dedicate, oppure un servizio di backup cloud con conservazione immutabile.
  4. Attivare le notifiche di esito. Un backup che fallisce in silenzio da tre mesi è il caso più comune che trovo negli audit.
  5. Provare un ripristino completo, cronometrandolo, e ripetere la prova ogni sei mesi.

OneDrive resta al suo posto in tutto questo: continua a essere utile per lavorare sugli stessi file da più dispositivi e per condividerli. Semplicemente non è la cosa che ti salva quando i dati spariscono.

Quanto costa

La configurazione si fattura a ore, da 60 euro l'ora, e le ore dipendono da quanti dati ci sono e da quanto in fretta devono tornare disponibili dopo un guasto. A parte va contato lo spazio cloud della destinazione remota, che è un costo ricorrente del fornitore e dipende dai volumi. Vale la pena leggere quel numero accanto a un altro: quanto costerebbe una settimana di lavoro fermo.

Il confronto utile non è con lo zero, ma con il costo di stare fermi. Per la maggior parte delle piccole imprese, una settimana di attività bloccata costa più dell'intero impianto.

Dubbi residui

Domande frequenti

OneDrive è un backup?

No. OneDrive sincronizza i file: replica sul cloud quello che accade sul computer, comprese cancellazioni e cifrature. Un backup conserva versioni precedenti in una destinazione che il computer di origine non può alterare.

Lo storico delle versioni di OneDrive non basta?

È utile e in alcuni casi salva la situazione, ma ha una finestra di conservazione limitata e il ripristino su grandi quantità di file è lento. Va considerato una rete di sicurezza, non il piano di continuità dell'azienda.

Vale lo stesso per Google Drive e Dropbox?

Sì. Sono tutti servizi di sincronizzazione: il meccanismo e i limiti sono gli stessi, indipendentemente dal fornitore.

Un disco esterno collegato al computer è un backup?

Solo in parte. Protegge da un guasto del disco interno, ma se resta sempre collegato un ransomware lo raggiunge e lo cifra insieme al resto. Serve una destinazione che la macchina non possa modificare liberamente.

Ogni quanto va provato il ripristino?

Almeno una volta ogni sei mesi, e comunque dopo ogni modifica importante all'infrastruttura. La prova deve includere il cronometro: sapere che il ripristino funziona non basta, serve sapere quanto dura.

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