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Chatbot sul sito aziendale: l'obbligo di dirlo è già scattato

6 min di lettura

in breve

Dal 2 agosto 2026 l'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689 (l'AI Act) obbliga chi usa un chatbot, un assistente vocale o un sistema che risponde in automatico simulando una conversazione a dichiararlo esplicitamente dentro l'interazione stessa, tipicamente nel primo messaggio: scriverlo solo nella privacy policy non basta. Riguarda anche le piccole imprese, incluse le risposte automatiche su WhatsApp Business quando simulano un dialogo a più turni. La sanzione massima è di 15 milioni di euro o il 3% del fatturato globale, con criteri di proporzionalità per le PMI.

Negli ultimi mesi, quando parlo con un cliente di aggiornare il sito, capita spesso che chieda "possiamo mettere un chatbot?" pensando a un extra estetico, una cosa che fa sembrare il sito più moderno. Da agosto è anche un adempimento, e quasi nessuno l'ha ancora notato.

Il 2 agosto 2026 è entrato in vigore l'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, il regolamento europeo sull'intelligenza artificiale conosciuto come AI Act. Riguarda chiunque impieghi un sistema che interagisce direttamente con le persone simulando una conversazione: chatbot sul sito, assistenti vocali, risposte automatiche che fanno domande e rispondono su più turni. La legge non distingue per settore o dimensione: distingue in base a una sola domanda, se chi scrive potrebbe ragionevolmente credere di parlare con una persona.

L'errore più comune: pensare che basti la privacy policy

La reazione tipica, quando lo racconto, è "ce l'ho già scritto nell'informativa". Non basta. L'obbligo non è informare in astratto che sul sito esiste dell'intelligenza artificiale: è dichiararlo dentro la conversazione, nel momento in cui sta succedendo. Chi scrive deve saperlo prima di arrivare in fondo alla pagina a leggere un documento che quasi nessuno apre.

Il caso che quasi nessuno considera: WhatsApp Business

Qui c'è il punto che vale la pena leggere con attenzione, perché riguarda più attività di quante pensino. Moltissime piccole imprese della zona usano WhatsApp Business con risposte rapide o un flusso automatico: un messaggio di benvenuto, due o tre domande per capire cosa serve, poi il passaggio a una persona vera. È esattamente lo schema che la norma descrive. Non serve un chatbot sofisticato sul sito per rientrarci: basta un flusso che fa più di una domanda prima di passare la mano.

Chi ha impostato quel flusso mesi fa per far prima, oggi ha un adempimento che non sapeva di avere.

Tre domande per capire se ti riguarda

  1. Quando qualcuno scrive, sul sito o su WhatsApp, c'è qualcosa che risponde prima che intervenga una persona, in modo colloquiale e non con un semplice modulo?
  2. Quella risposta fa più di un passaggio, cioè fa una domanda, aspetta la risposta e ne fa un'altra, invece di limitarsi a una conferma?
  3. Chi scrive, leggendo la prima risposta senza sapere altro, potrebbe pensare di avere già una persona dall'altra parte?

Due risposte affermative su tre sono già un buon indizio che l'obbligo si applica. In caso di dubbio, conviene trattarlo come se si applicasse: il costo di dichiararlo quando non serviva è zero, il costo di non dichiararlo quando serviva no.

Come si dichiara, in pratica

Le forme accettate sono più di una, e si possono combinare: un banner o un'etichetta visibile all'apertura della chat, un messaggio di benvenuto che lo dice esplicitamente, un'icona o un contorno colorato che accompagna l'interfaccia per tutta la conversazione, oppure, per le risposte vocali, una dichiarazione parlata a inizio sessione. La forma più semplice per una piccola impresa resta il messaggio di apertura: arriva a tutti, non richiede modifiche grafiche, e su WhatsApp è il primo testo che il flusso automatico manda comunque.

Cosa succede se non lo fai

La sanzione massima prevista per le violazioni degli obblighi di trasparenza è di 15 milioni di euro o il 3% del fatturato annuo mondiale, con criteri di proporzionalità pensati apposta per le PMI e le piccole mid-cap: la cifra non è pensata per un'attività locale, ed è ragionevole aspettarsi che i controlli partano da chi tratta grandi volumi di persone, non da un negozio di zona. Questo però non è un motivo per ignorare l'obbligo: è un motivo per sistemarlo ora, quando costa un messaggio da scrivere, invece che dopo, quando potrebbe costare una contestazione.

Cosa faccio quando mi occupo di un sito o di un flusso WhatsApp

Quando costruisco un sito con una chat, il messaggio di apertura dichiara che è automatica fin dalla prima riga, con la via per passare a me quando serve: non è un passaggio in più nel lavoro, è la stessa riga che comunque andrebbe scritta per chiarire cosa aspettarsi. Sui flussi WhatsApp che imposto per i clienti vale la stessa regola, ed è un controllo che ormai faccio sempre, non solo su richiesta: cinque minuti su un progetto nuovo, altrettanti su uno già in piedi che va rivisto.

Se hai già un chatbot o un flusso automatico e non sei sicuro che rispetti questo punto, è un controllo veloce da fare insieme: prima di cambiare qualcos'altro sul sito, vale la pena guardare cosa succede nei primi due messaggi.

Dubbi residui

Domande frequenti

Da quando è obbligatorio dichiarare un chatbot?

Dal 2 agosto 2026, data di applicazione dell'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, l'AI Act. L'obbligo vale per chi già usa un sistema di questo tipo da prima di quella data: non c'è un periodo di tolleranza legato a quando è stato messo online.

Basta scriverlo nella privacy policy o nei termini d'uso?

No. L'informazione deve arrivare dentro la conversazione, di norma nel primo messaggio, non in un documento separato che chi scrive potrebbe non aprire mai. Un riferimento nell'informativa privacy resta utile ma non sostituisce la dichiarazione nella chat.

Le risposte automatiche su WhatsApp Business contano?

Sì, se il flusso simula una conversazione: fa più di una domanda, aspetta le risposte, guida chi scrive verso un esito, prima che intervenga una persona. Un singolo messaggio di conferma automatica dell'ordine, invece, non rientra: non simula un dialogo.

Vale anche per una piccola impresa, o solo per le grandi aziende?

Vale anche per le PMI: il criterio della norma è l'effetto sulla persona che interagisce, non la dimensione di chi lo usa. Cambiano i criteri di proporzionalità applicati a un'eventuale sanzione, non l'obbligo in sé.

Cosa devo scrivere esattamente nel messaggio di apertura?

Bastano due elementi: che si tratta di una risposta automatica, e come si passa a una persona quando serve. La forma esatta è libera, l'importante è che arrivi prima che la persona pensi di star già parlando con qualcuno.

Un modulo di contatto sul sito rientra nell'obbligo?

No. Un modulo che raccoglie dati e li invia non simula una conversazione: non fa domande a più turni né risponde. L'obbligo riguarda sistemi che dialogano, non quelli che registrano.

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