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European Accessibility Act: il tuo sito deve essere accessibile? Chi è obbligato e chi no

9 min di lettura

in breve

Dal 28 giugno 2025 chi vende online ai consumatori deve offrire un sito o un'app accessibile, secondo il decreto legislativo 82 del 2022 che recepisce l'European Accessibility Act. Sono esentate le microimprese che forniscono servizi, cioè quelle con meno di 10 occupati e un fatturato o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro: servono entrambe le condizioni. Un sito vetrina che non permette di acquistare non è un servizio di commercio elettronico. Il riferimento tecnico per la verifica sono le WCAG 2.1, livelli A e AA.

L'European Accessibility Act è la direttiva europea 2019/882 [1], recepita in Italia con il decreto legislativo 82 del 2022 [2]. Dal 28 giugno 2025 impone requisiti di accessibilità a una serie di prodotti e servizi, e fra i servizi c'è quello che riguarda più da vicino le piccole imprese: il commercio elettronico.

Da allora se ne sente parlare in due modi opposti, entrambi sbagliati. C'è chi sostiene che ogni sito aziendale debba essere certificato accessibile, di solito per venderti qualcosa; e c'è chi lo considera un problema delle grandi aziende. La risposta vera dipende da tre domande.

Tre domande per capire se tocca a te

1. Vendi online ai consumatori?

La direttiva definisce i servizi di commercio elettronico come servizi forniti a distanza, tramite siti web e applicazioni per dispositivi mobili, per via elettronica e su richiesta individuale di un consumatore, allo scopo di concludere un contratto con il consumatore [1]. Ogni parola conta. Se il sito descrive l'attività e raccoglie richieste di contatto, ma l'acquisto avviene di persona o dopo un preventivo, non stai fornendo un servizio di commercio elettronico. Se vendi solo ad aziende, la definizione non ti riguarda, perché parla di consumatori.

2. Sei una microimpresa?

Il decreto considera microimpresa quella con meno di 10 occupati e con un fatturato annuo, o un totale di bilancio annuo, non superiore a 2 milioni di euro [2]. Le microimprese che forniscono servizi sono esentate dai requisiti di accessibilità dei servizi [2]. Le due condizioni vanno insieme: un negozio online con 6 dipendenti e 3 milioni di fatturato non è una microimpresa, e non è esentato.

3. Il tuo servizio è in un'altra voce dell'elenco?

Oltre al commercio elettronico, il decreto copre i servizi bancari per i consumatori, i servizi di comunicazione elettronica, quelli di accesso ai servizi audiovisivi, alcuni elementi dei servizi di trasporto passeggeri e gli e-book [3]. Per un'attività locale è raro, ma se ti occupi di una di queste cose il ragionamento cambia e va fatto sul caso specifico.

SituazioneRientra?
Sito vetrina con modulo di contatto e numero di telefonoNo: non si conclude un contratto online, quindi non è commercio elettronico.
Negozio online verso privati, 12 dipendentiSì, dal 28 giugno 2025.
Negozio online verso privati, 4 dipendenti e 600 mila euro di fatturatoEsentato come microimpresa, finché resta sotto entrambe le soglie.
Vendita online solo a partite IVA, con accesso riservatoFuori dalla definizione, che parla di consumatori.
Negozio su Shopify, Wix o WooCommerce, sopra le soglieSì. L'obbligo è di chi fornisce il servizio, non della piattaforma che lo ospita.

Cosa vuol dire «accessibile», in pratica

I requisiti stanno nell'allegato I del decreto. Per verificarli, le linee guida dell'Agenzia per l'Italia digitale indicano come norma armonizzata la EN 301 549, e come riferimento per la verifica di conformità le WCAG 2.1, con i livelli A e AA [3]. Per il commercio elettronico le linee guida chiedono in particolare che siano accessibili le funzioni di identificazione, sicurezza e pagamento quando fanno parte del servizio, e che siano fornite le informazioni sull'accessibilità dei prodotti venduti quando le mette a disposizione chi ne è responsabile [3].

Tradotto in quello che si vede quando si controlla un negozio online, i problemi ricorrenti sono questi:

  • Foto dei prodotti senza testo alternativo: chi usa un lettore di schermo sente «immagine» e basta.
  • Testo grigio chiaro su fondo bianco, sotto il contrasto minimo richiesto.
  • Campi del modulo d'ordine senza un'etichetta vera, con il suggerimento scritto dentro il campo che sparisce appena si digita.
  • Un carrello o un pagamento che non si riesce a completare usando solo la tastiera.
  • Errori segnalati solo con il colore rosso, senza un testo che dica cosa correggere.
  • Verifiche anti-robot a immagini senza un'alternativa, che chi non vede non può superare.
  • Pagine che si rompono ingrandendo il testo al 200%, e condizioni di vendita disponibili solo in un PDF scansionato.

C'è poi un obbligo che molti ignorano: il fornitore del servizio deve predisporre e rendere pubbliche le informazioni sull'accessibilità previste dall'allegato IV del decreto, che spiegano come il servizio soddisfa i requisiti [3]. Di solito si pubblicano in una pagina dedicata o nelle condizioni generali.

Chi controlla, e cosa si rischia

Per i servizi l'autorità di vigilanza è l'Agenzia per l'Italia digitale [3]. Secondo le sue domande frequenti, la non conformità ai requisiti di accessibilità comporta una sanzione da 5.000 a 40.000 euro, graduata in base all'entità della non conformità, al numero di servizi o prodotti coinvolti e al numero di utenti; il mancato adeguamento alle richieste dell'autorità, o la mancata trasmissione delle informazioni, una sanzione da 2.500 a 30.000 euro [4].

Il regolamento sulle attività di vigilanza pubblicato da AgID descrive un approccio collaborativo: se emergono barriere, l'Agenzia chiede chiarimenti e adeguamenti, e solo in caso di inerzia prolungata o di mancato adeguamento entro i termini concordati si passa alla fase sanzionatoria [5]. Non è un motivo per rimandare, ma è un motivo per non farsi spaventare da chi promette di evitarti una multa imminente.

La sanzione, comunque, non è il costo principale. Un carrello che non si completa con la tastiera o un pulsante di pagamento che il lettore di schermo non trova è una vendita che non avviene, ogni giorno, senza che nessuno se ne accorga.

Il plugin che promette la conformità

Dal 2025 si vendono molto i widget che aggiungono al sito un'icona con opzioni di contrasto e dimensione del testo, e promettono di renderlo conforme in un clic. Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha approvato nell'aprile 2025 un provvedimento definitivo che obbliga uno dei produttori più noti a pagare un milione di dollari e gli vieta di sostenere che i suoi prodotti automatici rendano un sito conforme alle WCAG senza prove che lo dimostrino [6].

Il motivo tecnico è semplice. L'accessibilità sta nel codice della pagina: nell'ordine dei contenuti, nelle etichette dei campi, nel fatto che un pulsante sia davvero un pulsante. Un livello aggiunto sopra non riscrive ciò che c'è sotto. Gli strumenti automatici sono utili per trovare una parte dei problemi, ma la verifica richiede prove fatte da una persona.

Periodi transitori ed eccezioni

  • I contratti di servizio conclusi prima del 28 giugno 2025 possono restare invariati fino alla scadenza, e comunque non oltre il 28 giugno 2030 [4].
  • Fino al 28 giugno 2030 i fornitori possono continuare a prestare i servizi con i prodotti che usavano legittimamente prima di quella data [3].
  • Si può invocare un onere sproporzionato o una modifica sostanziale del servizio, ma la valutazione va documentata secondo i criteri dell'allegato V e comunicata ad AgID [3][4]; chi riceve finanziamenti per migliorare l'accessibilità non può invocare l'onere sproporzionato [3].

Da dove partire: un controllo in un'ora

Prima di chiedere un preventivo per un audit, alcune prove si possono fare da soli e dicono già molto:

  1. Prova a comprare un prodotto usando solo la tastiera: Tab per spostarti, Invio per confermare. Se a un certo punto non sai dove sei o non puoi andare avanti, hai trovato il primo problema.
  2. Ingrandisci la pagina al 200% dal browser e ripeti il percorso: niente deve sparire o sovrapporsi.
  3. Attiva il lettore di schermo del tuo dispositivo, VoiceOver su Mac e iPhone, TalkBack su Android, NVDA gratuito su Windows, e ascolta la scheda di un prodotto.
  4. Sbaglia apposta un campo del modulo d'ordine e guarda se il messaggio d'errore dice cosa correggere, a parole.
  5. Cerca la pagina con le informazioni sull'accessibilità: se non c'è, è una lacuna anche se tutto il resto funziona.

Se il negozio supera queste prove è un buon segno, non una certificazione. Se non le supera, la buona notizia è che molti interventi, come testi alternativi, etichette, contrasti e messaggi d'errore, sono lavoro di giorni e non una ricostruzione. Quando realizzo un sito, contrasti, navigazione da tastiera e testi alternativi fanno parte del lavoro, non di un supplemento.

Questo articolo riassume la normativa e le indicazioni pubbliche di AgID per aiutarti a capire la tua posizione; per un caso dubbio, in particolare sulla qualifica di microimpresa o su un servizio fuori dal commercio elettronico, la verifica va fatta sul testo del decreto e, se serve, con un legale.

Dubbi residui

Domande frequenti

Il mio sito vetrina deve rispettare l'European Accessibility Act?

Se il sito descrive l'attività e raccoglie contatti, ma non permette di concludere un acquisto online con un consumatore, non è un servizio di commercio elettronico e non rientra in quella voce. Renderlo accessibile resta una buona pratica, ma non è un obbligo derivante da questo decreto.

Sono una microimpresa: devo fare qualcosa?

Se hai meno di 10 occupati e un fatturato o un totale di bilancio annuo non superiore a 2 milioni di euro, sei esentato dai requisiti per i servizi. Conviene comunque progettare il negozio in modo accessibile: superata una delle soglie l'esenzione cade, e adeguare dopo costa più che costruire bene subito.

Uso Shopify o un'altra piattaforma: sono già in regola?

Non automaticamente. L'obbligo è di chi fornisce il servizio, cioè tuo. La piattaforma può offrire una buona base, ma il tema scelto, le foto senza testo alternativo, i contrasti e i moduli aggiunti possono renderlo non conforme.

Basta installare un plugin di accessibilità?

No. L'accessibilità dipende dal codice della pagina, e un livello aggiunto sopra non lo corregge. Negli Stati Uniti la Federal Trade Commission ha sanzionato nel 2025 un produttore di questi strumenti per aver sostenuto, senza prove, che rendessero i siti conformi alle WCAG.

Cosa rischio se il mio e-commerce non è accessibile?

Secondo le domande frequenti di AgID, da 5.000 a 40.000 euro per la non conformità e da 2.500 a 30.000 euro per il mancato adeguamento alle richieste dell'autorità. Il regolamento di vigilanza prevede prima la richiesta di adeguamento e solo dopo, in caso di inerzia, la sanzione.

Devo pubblicare qualcosa sul sito?

Sì: chi fornisce il servizio deve rendere pubbliche le informazioni sull'accessibilità previste dall'allegato IV del decreto, che descrivono come il servizio soddisfa i requisiti. Di solito stanno in una pagina dedicata o nelle condizioni generali di vendita.

  • accessibilità
  • European Accessibility Act
  • e-commerce
  • WCAG
  • AgID
  • normativa

Fonti

  1. [1]Direttiva (UE) 2019/882 sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi · EUR-Lex, Unione europea
  2. [2]Decreto legislativo 27 maggio 2022, n. 82 · Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
  3. [3]Linee Guida sull'accessibilità dei servizi in attuazione del D.Lgs. 82/2022 (EAA) · Agenzia per l'Italia digitale
  4. [4]Domande frequenti – Accessibilità digitale · Agenzia per l'Italia digitale
  5. [5]Accessibilità, pubblicato il nuovo regolamento AgID sulle attività di vigilanza · Agenzia per l'Italia digitale
  6. [6]FTC Approves Final Order Requiring accessiBe to Pay $1 Million · Federal Trade Commission
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