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Emergenza informatica in azienda: cosa fare nella prima ora

6 min di lettura

in breve

Nella prima ora la priorità è isolare, non riparare: scollega dalla rete le macchine coinvolte senza spegnerle, blocca gli accessi da remoto, cambia le password degli account privilegiati da un dispositivo pulito e avvisa chi deve sapere. Riavviare o riformattare distrugge le tracce che servono a capire da dove è entrato e se è ancora dentro. Il ripristino viene dopo, e solo su un ambiente verificato.

Le emergenze informatiche hanno una caratteristica scomoda: capitano quando nessuno è pronto, di solito il venerdì pomeriggio o durante le ferie, e le prime decisioni le prende chi si trova lì, non chi ne sa di più. Per questo un foglio scritto in anticipo vale più di qualunque prodotto comprato dopo.

Questo articolo è quel foglio, nella versione generale. La versione della tua azienda va scritta con i tuoi nomi e i tuoi numeri, e va tenuta dove si trova anche quando i computer non si accendono: stampata, o su un telefono.

I due errori che costano di più

Prima di cosa fare, cosa non fare. Sono due, e sono entrambi istintivi.

  1. Spegnere le macchine. Sembra la mossa sicura e invece cancella la memoria volatile, dove stanno le tracce di cosa stava girando: processi, connessioni aperte, a volte le chiavi di cifratura ancora in memoria. Va scollegata la rete, non tolta la corrente.
  2. Riformattare e ripristinare subito. È la fretta di tornare operativi, e riporta l'azienda esattamente nella condizione in cui l'attacco è riuscito. Se non sai da dove è entrato, il ripristino è solo l'inizio del secondo attacco.

La prima ora, in ordine

  1. Isolare. Scollega dalla rete le macchine coinvolte e quelle che ci somigliano. Se il dubbio riguarda l'intera rete, stacca la connessione a internet dal router: meglio fermare tutto per un'ora che scoprire domani che si è propagato.
  2. Chiudere gli accessi da remoto. VPN, desktop remoto, accessi dei fornitori. È la porta da cui spesso è entrato ed è la porta da cui potrebbe rientrare mentre stai lavorando.
  3. Mettere in salvo i backup. Se la destinazione è raggiungibile dalla rete, scollegala fisicamente o rendila non scrivibile. È il bersaglio che chi attacca cerca per primo.
  4. Cambiare le credenziali privilegiate, da un dispositivo che non è coinvolto. Amministratore di dominio, amministratore dei servizi cloud, casella di posta principale.
  5. Fotografare lo stato. Uno scatto con il telefono della schermata, del messaggio di riscatto, del nome dei file cifrati. Sono i dati con cui si identifica la famiglia del ransomware, e a volte esiste un decifratore pubblico.
  6. Avvisare. Chi decide in azienda, chi si occupa dei sistemi, e il fornitore del gestionale se il gestionale è coinvolto.

Sei passi, e nessuno richiede competenze specialistiche: richiedono di essere scritti prima, perché nel momento in cui servono nessuno ha la lucidità per inventarli.

Le tre emergenze più frequenti

Cosa succedeIl primo gestoL'errore tipico
File cifrati, richiesta di riscattoIsolare le macchine, mettere in salvo i backupPagare, o ripristinare prima di sapere da dove è entrato
Casella di posta violataCambiare la password, invalidare le sessioni attive, attivare il secondo fattoreCambiare solo la password: le sessioni già aperte restano valide
Server o gestionale fermoCapire se è un guasto o un attacco, prima di toccare i dischiRiavviare più volte sperando che riparta, danneggiando un disco già in sofferenza

La riga di mezzo è quella che si sbaglia più spesso. Su una casella violata, cambiare la password non basta: le sessioni già autenticate continuano a funzionare, e spesso chi è entrato ha aggiunto una regola che inoltra silenziosamente la posta altrove. Vanno invalidate le sessioni e controllate le regole di inoltro.

Il foglio da preparare adesso

Una pagina, aggiornata una volta l'anno, con queste informazioni:

  • Chi chiamare, in ordine, con i numeri: il responsabile interno, chi si occupa dei sistemi, i fornitori critici.
  • Dove sono i backup, come si accede e chi ha le credenziali.
  • Quali sono i tre sistemi senza i quali l'azienda si ferma, e in che ordine vanno ripristinati.
  • Le credenziali di emergenza degli account amministrativi, conservate fuori dai sistemi che potrebbero essere coinvolti.
  • Il testo già pronto da mandare a clienti e fornitori se il disservizio li tocca.

L'ultima voce sembra burocrazia e invece è quella che protegge la reputazione. Comunicare male durante un incidente fa più danni dell'incidente stesso, e nel mezzo della crisi nessuno scrive bene.

Quando conviene chiamare qualcuno da fuori

Non sempre serve. Un disco guasto o una stampante che non risponde si risolvono internamente. Conviene invece chiamare quando ricorre una di queste condizioni:

  • Ci sono file cifrati o una richiesta di riscatto.
  • Sospetti che qualcuno abbia avuto accesso a dati di clienti, perché in quel caso possono scattare obblighi di notifica al Garante entro 72 ore.
  • Il problema si sta propagando da una macchina all'altra.
  • Non riesci a stabilire se sia un guasto o un attacco, e quindi non sai se puoi toccare i dischi.

In queste situazioni le prime ore contano più delle competenze: un intervento che parte subito su una rete isolata correttamente lavora su un problema circoscritto, uno che parte il lunedì lavora su un'azienda intera.

Se un piano scritto oggi non esiste, prepararlo costa poche ore e si fa a mente fredda. È l'investimento con il rapporto migliore fra quello che costa e quello che evita.

Dubbi residui

Domande frequenti

Devo spegnere il computer se sospetto un attacco?

No. Scollega il cavo di rete o disattiva il wi-fi e lascialo acceso. Spegnere cancella la memoria volatile, dove stanno le tracce di cosa stava girando e a volte le chiavi ancora caricate: è la differenza fra capire cosa è successo e non saperlo mai.

Conviene pagare il riscatto?

No. Pagare non garantisce di riavere i dati, i decifratori forniti funzionano spesso male su grandi quantità di file, e chi paga viene segnato come bersaglio che paga. L'alternativa è un backup che regge, che è il motivo per cui va preparato prima.

Quando va avvisato il Garante per la protezione dei dati?

Quando la violazione riguarda dati personali e comporta un rischio per i diritti delle persone coinvolte, la notifica va fatta entro 72 ore da quando se ne è avuta conoscenza. La valutazione è caso per caso e conviene farla insieme a chi segue gli aspetti legali.

Come faccio a sapere se è un guasto o un attacco?

Non sempre si distingue subito, e questo è esattamente il motivo per cui il primo gesto è isolare invece di intervenire. Nel dubbio si tratta la macchina come se fosse compromessa: costa un'ora di disservizio in più e non brucia le tracce.

Ogni quanto va aggiornato il piano di emergenza?

Una volta l'anno, e comunque dopo ogni cambiamento importante: un fornitore nuovo, un gestionale sostituito, una persona che cambia ruolo. Un piano con i numeri di telefono sbagliati è peggio di nessun piano, perché dà l'impressione di essere pronti.

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